Punto di non ritorno
Ho imparato a non fidarmi della gente che non ha un buon odore. Non so per quale ragione… si chiama "intuito", ed abbinato all'esperienza, credo non mi tradirà, anche perché trattasi del mio intuito, e della mia esperienza.
A volte ho creduto di essere una persona capace di compiere azioni basse, ma dopo poco mi son reso conto che evidentemente esiste gente in grado di compiere azioni "sottoterra", e mi son visto un po' meno peggiore. Non mi basta esser meno peggiore, perché ci tengo ad esser migliore, almeno migliore di me stesso.
Qualcuno mi ha detto di esser rimasto sorpreso di questo blog, in quanto non "mascherato" da un nick, da un soprannome: mi rendo conto che non ha senso nascondersi dietro un blog, dietro un nick. Scrivo per me, scrivo per condividere, scrivo nell'attesa che qualcuno condivida con me, ma scriverei anche se le porte fossero chiuse. Scrivo e mi rivelo perché non è nascondendomi che posso crescere, ma aprendomi.
Non c'è problema nel sapere chi sono, non c'è mistero sul mio nome, sulla mia identità, ma mistero ce n'è (tanto) in quel che io realmente sono, nel mio contenuto, e non nel contenitore. Se sapere il mio nome è sufficiente per presumere di pensare chi io sia, allora è spiacevole pensare che per qualcuno la realtà sia così piccola e limitata. Peccato.
Oltre le apparenze c'è tutto il resto...
Oltre l'alba c'è il giorno...
Oltre il punto di non ritorno c'è una nuova boa...
Ho preferito togliere subito il velo all'apparenza per lasciare il gusto di scoprire l'essenza, per poi godere nello scoprire che quando la pellicola dei problemi è asportata, spesso non si è in grado di gustare il bello delle cose.
Io sto imparando... non sono ancora pronto, ma sto camminando.
A volte ho creduto di essere una persona capace di compiere azioni basse, ma dopo poco mi son reso conto che evidentemente esiste gente in grado di compiere azioni "sottoterra", e mi son visto un po' meno peggiore. Non mi basta esser meno peggiore, perché ci tengo ad esser migliore, almeno migliore di me stesso.
Qualcuno mi ha detto di esser rimasto sorpreso di questo blog, in quanto non "mascherato" da un nick, da un soprannome: mi rendo conto che non ha senso nascondersi dietro un blog, dietro un nick. Scrivo per me, scrivo per condividere, scrivo nell'attesa che qualcuno condivida con me, ma scriverei anche se le porte fossero chiuse. Scrivo e mi rivelo perché non è nascondendomi che posso crescere, ma aprendomi.
Non c'è problema nel sapere chi sono, non c'è mistero sul mio nome, sulla mia identità, ma mistero ce n'è (tanto) in quel che io realmente sono, nel mio contenuto, e non nel contenitore. Se sapere il mio nome è sufficiente per presumere di pensare chi io sia, allora è spiacevole pensare che per qualcuno la realtà sia così piccola e limitata. Peccato.
Oltre le apparenze c'è tutto il resto...
Oltre l'alba c'è il giorno...
Oltre il punto di non ritorno c'è una nuova boa...
Ho preferito togliere subito il velo all'apparenza per lasciare il gusto di scoprire l'essenza, per poi godere nello scoprire che quando la pellicola dei problemi è asportata, spesso non si è in grado di gustare il bello delle cose.
Io sto imparando... non sono ancora pronto, ma sto camminando.
Etichette: Me and the sweet jungle

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