È il titolo di un libro di Dickens... un bel libro.
Un libro triste.
La vita fatta di aspettative, la vita fatta di domande inutili, la vita fatta di risposte solo immaginate, la vita fatta di tutte quelle cose che io per primo non conosco.
Oggi ho parlato al cellulare con un paio di persone, ed una delle due era stupida. L'altra, anche.
Pochi giorni addietro una mia vecchia amica ha mostrato segni di rincoglionimento, iniziando fondamentalmente ad anteporre il denaro al pensiero: normale, in tempi di carestia come questi.
Provo ad essere onesto, e sinceramente mi riesca abbastanza facile: conosco altre persone che la pensano come me, e le ammiro.
A volte vorrei fermarmi e far salire in auto una puttana, verso le prime ombre della sera, e portarla a cena e fare 4 chiacchiere con lei. Tolto l'incubo del sesso e del denaro, forse avrei a che fare finalmente con una persona.
Io non amo la povertà, anzi... ma il piattume mentale causato dal denaro e dalla bramosia di un potere che non si può spiegare, mi spaventa sempre più.
Cosa è rimasto di naturale, di vero, di vivo, attorno a noi?
Attorno a me... inizio a fregarmene del noi.
Una vecchia automobile, un'autoradio ed un po' di musica bella, quella fatta di sangue sesso e vino rosso, e tornare a bagnare le mie labbra d'Amore e sudore mentre i vetri si appannano, e mentre fuori è freddo, fregandosene del poi...
Io non so spiegarlo, ma mi inizio seriamente a rompere le palle.
Chi ha voglia di mandare al diavolo il tempo e staccare per davvero?
Un saluto al coglione che mi ha mandato un commento (anonimo o barricato dietro un cazzo di nickname) limitandosi a dire che qui si scrive poco... qui non c'è un nick a proteggere chi io sia, e per questo c'è poca gente: troppe persone vivono di seghe mentali, e troppi maschi vivono di seghe e basta. Io vivo di nomi, puzze, passioni e rabbia e di illusioni.
Se poi tu hai grandi aspettative, esponile pure... e lasciaci il tuo indirizzo, così potremo offrirti un caffè.
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