venerdì 20 giugno 2008

Paura di volare

Tutti noi viviamo incastrati in momenti di follia, momenti terminati scivolando nel vuoto giù dal dirupo delle nostre regole ancestrali, correndo il rischio di... imparare a volare, o di cadere e farci tremendamente male.
Come pietra tra le pietre: sono incastrato in antiche mura di un castello che ha visto principesse e balordi, buffoni e cortigiane, diavoli e santi seduti insieme a puttane, e maleducati fuochi e banchetti di corte, e danze e musica zigana e cantastorie e violini, e giullari e poi le notti a far l’amore sino a star male, mentre fuori al freddo i soldati di guardia si scaldavano bevendo vino e raccontandosi a bassa voce storie di bambini senza testa, e cani con il dono della parola, e pestilenze e donne dalle enormi tette di perla.
Sono incastrato in mille momenti di follia, e mi chiedo cosa sarebbe mai la vita senza la follia, che ci fa restare due giorni cantando nudi sotto la pioggia in un concerto di tarda estate, o leggendo romanzi sotto gli alberi, o piangendo di rabbia con le mani posate sui resti del muro di Berlino.
Così, dedico un elogio alla follia, e schiocco un dolce salato schioccante kiss sulle labbra degli istanti in cui, dalle tegole rotte di mesi sempre uguali, è penetrato un raggio intenso di sole, scaldandoci e portandoci via dall’inverno delle abitudini e dei risvegli sempre uguali, via dalla sveglia che batte puntuale sul nostro interminabile mal di testa.
Incastrato come pietra tra le pietre, ho lasciato il cuore tra infinite follie del passato: le vivrei ancora tutte, tornando tra le braccia di un amore sconosciuto, mollando la mia scrivania per cercami al di là di carte di credito e cravatta, sfiorando un asfalto lontano con la mia moto, per poi dormire avendo su me come tetto un cielo dipinto di un blu notte profondo.
Credo fottutamente che ogni giorno possa esser perfetto: ogni giorno ha due occhi nei quali rischiamo di perderci, di incastrarci, scoprendone la bellezza tutte le volte che sapremo lasciarci andare, rischiando di... imparare a volare, o di cadere, e farci tremendamente male.
Non so cosa diavolo sia il motore che fa girare l’universo ed i pianeti e le stelle, e non so se mai lo scoprirò, ma devo provarci, perchè deve essere qualcosa di bellissimo... devo provarci, perchè altrimenti la vita non avrebbe senso.
Credo che queste parole siano lontane dalla prassi, ma non me ne frega assolutamente nulla di apparire come un compassato pinguino fatto di belle parole di circostanza, e credo per certo di aver trattenuto a fatica il fiume che mi porto dentro, e credo che il bello sia ancora lì fuori, pronto ad esser cercato, trovato, visto, toccato...
Cercando, credendo, spingendosi oltre il dirupo, si può cadere e farsi tremendamente male... ma francamente me ne infischio, e sto già sorridendo nell’anima: chi è pronto per volare?

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