Editoriale di Controstile edizione Novembre
L'arte non chiede mai a nessuno di fare nulla, di pensare nulla, di essere nulla. Esiste come esiste l'albero, si può
ammirare, ci si può sedere alla sua ombra, si possono
coglierne banane, si può tagliarne legna da ardere, si può fare assolutamente tutto quel che si vuole. (Ezra Pound)
Accendo la TV, in un qualsiasi momento, in un qualsiasi giorno. RAI o Mediaset la differenza è poca, almeno in termini di talk-show: ne sono presenti a iosa, più o meno sboccati, più o meno seri. In alcuni gli ospiti sono praticamente di casa, e citarli diventa un puro esercizio di memoria: Parietti, Sgarbi, Lory Del Santo, la Giacobini [direttrice di Diva & Donna, ndr], Zecchi, Signorini. Ovviamente andrebbero aggiunti un buon numero di rappresentanti politici, praticamente eletti dal popolo sovrano per esser presenti in Parlamento, ed invece costantemente in TV: non mancano quasi mai La Russa, Franceschini, Gasparri, Bersani… e così mantengo anche la par condicio. Certo, per quanto concerne i soggetti politici, sarebbe stata ben miglior cosa eleggere dei portavoce al di fuori dei nostri stipendiati… non dimentichiamo che i suddetti sono dei dipendenti statali, anzi: sono “i dipendenti statali” per antonomasia, pagati da noi tutti. In una giornata lavorativa di 8 ore, per 5 anni, ognuno dei circa 1.000 parlamentari potrebbe svolgere “non-so-quante-cose”… eppure, ancora non riesco a notare le differenze tra una legislatura e la successiva. E dopo questa indigestione di TV e personaggi, mi chiedo se almeno in tutte queste quintalate di parole, ci sia qualcosa di buono. Ci sono le critiche televisive, ci sono gli insegnamenti d’arte dei docenti intervistati, ma per funzionare bene, questo sistema, deve creare un dibattito, e così si prende un pinco pallino “x”, si prende una sua frase e/o azione e lo si butta nell’arena (…ehm, non necessariamente quella su RAI 1): ragione o torto? Si presentano gli schieramenti e si parte… è giunto il momento di “cucinare” l’oggetto di discussione. Così, per anni si è parlato di Gigi D’Alessio: costola mafiosa di inutile presenza o cantautore di talento con un background di napoletanità? Giusto un inizio, per poi proseguire con le tette di Cristina Del Basso, con i reality. Alla fine, si attende il giorno successivo e si guardano gli ascolti: se sono stati buoni, allora ha avuto un senso tutto questo “fare casino”. Diversamente, si deve rivedere qualcosa. Alcuni ospiti sono polivalenti: parlano amabilmente di politica internazionale e gossip, di geologia e transumanza. Ovvio, come molti immaginano, in TV ogni intervento “scandaloso ed inatteso” è in realtà fortemente previsto e nulla è lasciato al caso. Nulla è vero nello show, ma tutto è verosimile. In poche parole, in camerino tutti gli ospiti hanno tempo per studiare la propria parte e calarsi nel proprio personaggio. In alcuni casi, non si può negare che gli interventi siano anche utili, volti a dare spunti di riflessione a noi, poveri teleutenti. Non dimentico mai che alla fine non conta avere risposte corrette se poi le domande erano imperfette. La risposta a una domanda imperfetta, per quanto corretta, sarà sempre sbagliata. In ciò la TV svolge un ruolo importante, fornendo domande, tante domande. A volte invece c’è un cavalcare l’onda “contro” qualcosa, contro la Anna Tatangelo nazionalpopolare, contro le mutande della Simona Ventura: che le indossi oppure no, a me non interessa. È un cavalcare l’onda contro l’orrendo show della puttana barese D’Addario o della riesumata Stefania Ariosto (ve la ricordate?). A volte c’è un bel confronto tra idee diverse, come capitava con eleganza fino a qualche anno fa da Maurizio Costanzo, o (in alcuni rari casi) in diretta per pochi intimi su La 7 con Lerner, o con Matrix. Ma alla fine, sono i numeri a premiare, a dare un risultato… e i numeri giungono quando si urla, quando si creano scandali. In politica alla fine ci sono le elezioni e sul mercato discografico ci sono i dischi venduti ed i download dei brani, le presenze ai concerti… gli incassi ai botteghini al cinema: sono anni che condanniamo i cinepolpettoni natalizi ed i tormentoni musicali estivi, ma ogni anno c’è al primo posto un classico “Vacanze di Natale”. Sarà perché gli italiani vogliono un po’ di leggerezza sometimes? Eppure quante tonnellate di critica si è beccato il nostro De Sica Junior, con o senza la coppia con Boldi? Magari meno critiche di quante, a loro tempo, hanno raccolto Alvaro Vitali e la Fenech per i famosi/famigerati “B-movies” o “trash-movies”, oggi pellicole di culto. Magari tra 10 anni elogeremo De Sica. Alla fine, si può criticare infinitamente il simpatico Gigi D’Alessio, ma ad un suo concerto c’è il pienone ogni volta. E le canzoni sono tutte cantate a squarciagola dal pubblico: un motivo ci sarà. E continuiamo a definire un “ragazzone simpatico” Tiziano Ferro, dicendo “l’arte è altro”… poi non conta se ad ogni sua uscita i palazzetti si riempiono e la gente trasuda passione. Forse dovremmo iniziare ad ammettere che non solo è bravo, ma è un artista. Lo dice la gente. Magari la gente dovrebbe imparare a riprendere il ruolo centrale che ha sempre avuto nella storia. Sarà pur vero che sui libri di storia ci sono i nomi di imperatori e grandi, ma Napoleone o Cesare sono stati quel che oggi il mondo ricorda, grazie alla loro capacità di muovere le folle. Furono “estensioni” del pensiero popolare, talora “estensioni errate”, ma pur sempre amplificatori della voce del popolo. La gente dovrebbe riprendere prepotentemente il proprio ruolo centrale, riprendere la fiducia in se stessa. Lo esige l’arte, lo esige la storia. E la storia, parafrasando l’immenso Karol Wojtyla, dice di spalancarsi e di “non avere paura”.
ammirare, ci si può sedere alla sua ombra, si possono
coglierne banane, si può tagliarne legna da ardere, si può fare assolutamente tutto quel che si vuole. (Ezra Pound)
Accendo la TV, in un qualsiasi momento, in un qualsiasi giorno. RAI o Mediaset la differenza è poca, almeno in termini di talk-show: ne sono presenti a iosa, più o meno sboccati, più o meno seri. In alcuni gli ospiti sono praticamente di casa, e citarli diventa un puro esercizio di memoria: Parietti, Sgarbi, Lory Del Santo, la Giacobini [direttrice di Diva & Donna, ndr], Zecchi, Signorini. Ovviamente andrebbero aggiunti un buon numero di rappresentanti politici, praticamente eletti dal popolo sovrano per esser presenti in Parlamento, ed invece costantemente in TV: non mancano quasi mai La Russa, Franceschini, Gasparri, Bersani… e così mantengo anche la par condicio. Certo, per quanto concerne i soggetti politici, sarebbe stata ben miglior cosa eleggere dei portavoce al di fuori dei nostri stipendiati… non dimentichiamo che i suddetti sono dei dipendenti statali, anzi: sono “i dipendenti statali” per antonomasia, pagati da noi tutti. In una giornata lavorativa di 8 ore, per 5 anni, ognuno dei circa 1.000 parlamentari potrebbe svolgere “non-so-quante-cose”… eppure, ancora non riesco a notare le differenze tra una legislatura e la successiva. E dopo questa indigestione di TV e personaggi, mi chiedo se almeno in tutte queste quintalate di parole, ci sia qualcosa di buono. Ci sono le critiche televisive, ci sono gli insegnamenti d’arte dei docenti intervistati, ma per funzionare bene, questo sistema, deve creare un dibattito, e così si prende un pinco pallino “x”, si prende una sua frase e/o azione e lo si butta nell’arena (…ehm, non necessariamente quella su RAI 1): ragione o torto? Si presentano gli schieramenti e si parte… è giunto il momento di “cucinare” l’oggetto di discussione. Così, per anni si è parlato di Gigi D’Alessio: costola mafiosa di inutile presenza o cantautore di talento con un background di napoletanità? Giusto un inizio, per poi proseguire con le tette di Cristina Del Basso, con i reality. Alla fine, si attende il giorno successivo e si guardano gli ascolti: se sono stati buoni, allora ha avuto un senso tutto questo “fare casino”. Diversamente, si deve rivedere qualcosa. Alcuni ospiti sono polivalenti: parlano amabilmente di politica internazionale e gossip, di geologia e transumanza. Ovvio, come molti immaginano, in TV ogni intervento “scandaloso ed inatteso” è in realtà fortemente previsto e nulla è lasciato al caso. Nulla è vero nello show, ma tutto è verosimile. In poche parole, in camerino tutti gli ospiti hanno tempo per studiare la propria parte e calarsi nel proprio personaggio. In alcuni casi, non si può negare che gli interventi siano anche utili, volti a dare spunti di riflessione a noi, poveri teleutenti. Non dimentico mai che alla fine non conta avere risposte corrette se poi le domande erano imperfette. La risposta a una domanda imperfetta, per quanto corretta, sarà sempre sbagliata. In ciò la TV svolge un ruolo importante, fornendo domande, tante domande. A volte invece c’è un cavalcare l’onda “contro” qualcosa, contro la Anna Tatangelo nazionalpopolare, contro le mutande della Simona Ventura: che le indossi oppure no, a me non interessa. È un cavalcare l’onda contro l’orrendo show della puttana barese D’Addario o della riesumata Stefania Ariosto (ve la ricordate?). A volte c’è un bel confronto tra idee diverse, come capitava con eleganza fino a qualche anno fa da Maurizio Costanzo, o (in alcuni rari casi) in diretta per pochi intimi su La 7 con Lerner, o con Matrix. Ma alla fine, sono i numeri a premiare, a dare un risultato… e i numeri giungono quando si urla, quando si creano scandali. In politica alla fine ci sono le elezioni e sul mercato discografico ci sono i dischi venduti ed i download dei brani, le presenze ai concerti… gli incassi ai botteghini al cinema: sono anni che condanniamo i cinepolpettoni natalizi ed i tormentoni musicali estivi, ma ogni anno c’è al primo posto un classico “Vacanze di Natale”. Sarà perché gli italiani vogliono un po’ di leggerezza sometimes? Eppure quante tonnellate di critica si è beccato il nostro De Sica Junior, con o senza la coppia con Boldi? Magari meno critiche di quante, a loro tempo, hanno raccolto Alvaro Vitali e la Fenech per i famosi/famigerati “B-movies” o “trash-movies”, oggi pellicole di culto. Magari tra 10 anni elogeremo De Sica. Alla fine, si può criticare infinitamente il simpatico Gigi D’Alessio, ma ad un suo concerto c’è il pienone ogni volta. E le canzoni sono tutte cantate a squarciagola dal pubblico: un motivo ci sarà. E continuiamo a definire un “ragazzone simpatico” Tiziano Ferro, dicendo “l’arte è altro”… poi non conta se ad ogni sua uscita i palazzetti si riempiono e la gente trasuda passione. Forse dovremmo iniziare ad ammettere che non solo è bravo, ma è un artista. Lo dice la gente. Magari la gente dovrebbe imparare a riprendere il ruolo centrale che ha sempre avuto nella storia. Sarà pur vero che sui libri di storia ci sono i nomi di imperatori e grandi, ma Napoleone o Cesare sono stati quel che oggi il mondo ricorda, grazie alla loro capacità di muovere le folle. Furono “estensioni” del pensiero popolare, talora “estensioni errate”, ma pur sempre amplificatori della voce del popolo. La gente dovrebbe riprendere prepotentemente il proprio ruolo centrale, riprendere la fiducia in se stessa. Lo esige l’arte, lo esige la storia. E la storia, parafrasando l’immenso Karol Wojtyla, dice di spalancarsi e di “non avere paura”.
Etichette: L'editoriale
