venerdì 3 luglio 2009

Il potere dei sogni e il potere dei soldi

Se per i soldi si uccide, per i sogni si muore...

Ogni mese in redazione, tanto per cambiare, l'ultimo dei pezzi a giungere è il mio. Sempre il mio. Eppure proprio l'editoriale meriterebbe di essere un po' più considerato da me che da sempre lo scrivo, e invece no: sempre scritto di getto, di fretta, scritto talora nella sala d'attesa di uno studio medico, talora nella sala d'aspetto di un aeroporto (come in questo caso), altre volte nel cuore della notte, altre praticamente dettato al direttore artistico, "..zzato nero" perchè deve attendere me per chiudere il magazine ed inviarlo in stampa. Pare quasi che, tanta responsabilità (cioè la pagina d'apertura di una rivista) sia poi poco considerata. Poi, a ben riflettere, pare non essere questo un caso isolato della vita odierna: da 30 anni molti terremotati dell'Irpinia ancora vedono chiaramente ogni giorno i segni del disagio iniziato nei primi anni '80, e ultimamente il ricordo è limpido anche causa Abruzzo. La responsabilità di chi doveva agire, latita. Non discutiamo delle lungaggini politiche, e cioè di quelle intraprese proprio da chi di responsabilità ne ha a iosa. Così, appurato che io per primo non mi sottraggo alla regola fissa di prendere un po' alla leggera alcuni compiti, mi soffermo a riflettere sul potere che i soldi hanno ogni volta che appaiono. O che scompaiono, come in questo periodo. Un potere strano, fatto di persone che repentinamente cambiano atteggiamento, di rancori covati a lungo,e di mezze verità. In fin dei conti, come nessuno può sottrarsi alla regola delle responsabilità non prese adeguatamente, nessuno di noi (siamo tutti Maddalena) può dire di non aver mai arrotondato il conto della spesa al ritorno dal supermercato, lasciando qualche euro in meno alla mamma, e magari aver fatto cifra pari in pizzeria: tanto, quando si è in tanti, scappa che il proprio conto risulti pagato. Il potere dei soldi affascina, innegabilmente. Un jackpot da 80 milioni di euro in mano mia si trasformerebbe istantaneamente in una settimana di bagordi incontrollati, per poi magari rientrare un po' nei ranghi. Sfido chiunque a darmi torto o a fare il contrario. Però, se il potere dei soldi è repentino, subitaneo, ancor più pericoloso può essere il potere dei sogni. Se per i soldi si uccide, per i sogni si muore. La storia è piena di nomi eternati su di una lapide per non aver accettato compromessi, per esser restati fieri ed eretti anche innanzi allo strapotere del denaro. Il denaro può comprare un killer, ma non un eroe, nè un uomo. In questo senso, il potere dei sogni, è immenso... forse più lento a maturare, ma un uomo in grado di sognare, è un uomo in grado di passare sopra ogni forma di denaro, di ricchezza. No, non è così semplice... più facile a dirsi, che a farsi. Però, tutto ciò è vero, ed è rappresentato da coloro che sui libri di storia meritano un capitolo intitolato direttamente con il loro nome. Gente che ha fatto politica davvero, imprenditori che hanno amato la propria fabbrica ed i propri collaboratori, uomini sinceri che hanno tirato dritto avanti ad ogni stop della vita, con caparbietà, dirigendosi forse nè verso il successo, nè verso i soldi, ma direttamente al cuore dei propri sogni, sfiorando per qualche istante la felicità. E qualche istante di felicità, non è poco: nessun jackpot mette in palio un sorriso. Le responsabilità spaventano, i soldi corrompono e tramutano, i sogni eternano. Il mix tra questi tre elementi, è degno di esser considerato prossimo alla perfezione. No, non è semplice. Così, ascoltando la chiamata al gate per l'imbarco, salvo su file questi miei pensieri e continuo il percorso, forse cercando ancora di trovare la mia direzione, andando controcorrente, contro la logica, contro i soldi, mai contro i sogni, controversamente, controstile...

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sabato 13 giugno 2009

Piccole grandi cose

Nuova sede per la Revoluxio... è dalle piccole cose che nascono le grandi vittorie. Notare il portachiavi, regalo di una persona speciale...

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mercoledì 3 giugno 2009

Tiananman

Tiananman... per molti un modo di dire, per qualcuno un ricordo confuso (io avevo 10 anni circa all'epoca), per altri un modo per esaltare questo o quel partito.
Una porcheria, nulla di più.
Stime variabili tra i 200 e i 12.000 morti... si, assolutamente fuori scala la possibilità di errore, ma quando si parla di governo totalitario, questi sono i risultati.
Totalitarismo... scrivo veloce questo mio pensiero perchè parlando di Tiananman, un mio interlocutore parlava di "Cina comunista"... io preferisco parlare di regime totalitario, stupido. Mi rendo conto che nella definizione partitica massacro di Tiananman si nasconde la radice dell'odio. Quella radice così dura a estirparsi. In fin dei conti, nessuna ideologia nasconde solo malvagità, ma anzi... per assurdo, persino nelle idee hitleriane si nascondevano spiragli di luce, ma questo certo non giustifica quanto la storia oggi insegna. Il nazionalsocialismo divenne totalitario, e come tale un errore. Stessa cosa che oggi accade ancora in Cina.
Pertanto, solo un breve feroce pensiero rivolto ai martiri di Tiananman: il dialogo forse non potrà fermare i carri armati, ma certamente, il dialogo può sfidare il tempo, senza arrugginire.
Onore a chi ha messo il suo sangue a disposizione del dialogo.


Ah, curiosità... divertitevi a sfogliare i quotidiani in questi giorni (click online, è sufficiente) e noterete come viene diversamente apostrofata la vicenda Tiananman in questo anniversario. In effetti, siamo ancora distanti dalla volontà di dialogare, così comodamente incasellati nel difendere le nostre ridicole posizioni.

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martedì 12 maggio 2009

1909, 1933, 1977

Lettera dalla trincea, 21 luglio 1969

Nasten'ka Nasten'ka...

Ancora t’Amo, e scrivo sempre il tuo nome due volte, e vorrei forse pronunciarlo infinitamente sfiorando la tua pelle, che invece è da me lontana. Sono avvolto dal niente. Attorno a me c'è tanta gente, il filo spinato, la radio che trasmette onde d'attesa e paura: a volte nel silenzio c'è un sottile terrore. Così tanto rumore, da riempire il ventre. Questa è la guerra, vista da vicino, molto vicino. Oggi non è una giornata fredda, e sul fronte nemico tutto tace. Ogni tanto riesco anche a respirare. A volte da lontano il suono del vento ci fa letteralmente gelare il sangue, ma poi in un soffio tutto si riscalda: qui dicono che sia la stessa sensazione di una pallottola nel cuore, che alterna la paura al gelo, al calore, e poi all'abbandono. Ho paura: non ho voglia di provare il vento, quello che soffia una volta sola per poi lasciarti nella calma piatta. Ogni volta che sparo, i miei occhi si appoggiano al proiettile, e quasi lo vedo mentre cerca la fronte di un uomo al di là della trincea, che non mi conosce, eppur mi odia. Lo odio anche io. Ho paura, ed ho paura di non esser più capace di smettere di provare odio verso chi non conosco. Il tenente Drogo fra poco giungerà per il cambio della guardia, e nell'attesa graffio questi fogli con la punta arida di un lapis, e perdona la mia calligrafia indecente e tremula tra i solchi di terra che sono ormai la mia culla, il mio letto, il mio tempo. Il mio tutto. Perdona il cattivo odore di queste pagine, ed il ritardo con cui ti giungeranno, mia Nasten'ka. Perdona me, se puoi, per la distanza da cui t'Amo ancora. Ho paura, e non posso smettere di creare mostri nella mia mente. Li combatto con il ricordo di te, di noi, e con il sogno di un ritorno ad una vita diversa da questa, o forse con un ritorno alla vita, perché questa non può definirsi tale. Non più. Talora leggo Bukowski, e mi pare così distante Hollywood. Il capitano Picard, ogni volta che ne parliamo, dice sempre che Hollywood non esiste, e che a 100 km da qui non c'è una città, e non c'è una civiltà... e non c'è sua moglie, nè ci sei tu. Esiste solo il nemico, accovacciato lì, nel cuore di una trincea a 100 metri da questa mia. Mi aggrappo così a te, a questa carta sporca di fango asciugato dal sole, al pensiero che un giorno avrò una casa dove amarti sempre, ma senza prato... "detesto i prati. Tutti hanno un prato con l'erba. [...] E quando si tende a fare le cose che fanno tutti gli altri, si diventa tutti gli altri”. (*) Nasten'ka, così lontana dalle mie dita, e da così tanto tempo... a volte mi chiedo se saprò poi un giorno nuovamente esser delicato sui tuoi fianchi, ora che le mie mani conoscono solo il metallo del mio fucile, e la pelle liscia e profumata delle vecchie battone giù al paese. Quando la guerra era solo una parola sul dizionario, ne ho dilapidate tante di fortune tra bordelli e le signore addobbate alle repliche della "Bohème", o truccando la mia Lambretta 125... e i tanti soldi degli anni trascorsi in Francia non son serviti a tenermi lontano da qui. Da tanto non leggo una tua lettera: qui al fronte da un po' non giunge quasi niente, e le poche notizie dal mondo non sono poi così buone. Ho paura, ma in fin dei conti mi pare tutto normale. Ho paura perchè mi accorgo che mi pare normale tutto questo. A volte vorrei mollare il fucile, camminare sino alla trincea nemica e una volta giunto lì, chiedere se anche per loro sia normale aspettare di vedermi fare capolino con l'elmetto tra il filo spinato per usarmi come bersaglio. Non lo so se saprò mai uscirne. Mentre sono qui, penso a mio nonno, a mio padre, a me... dopo di me, potrebbe esserci il nulla, forse un nome in un sacrario, forse nemmeno quello, o forse la mia foto sulla parete della cucina di una casa che non conosco. La paura si traduce in molte forme, in molti volti che non riesco a focalizzare, come non riesco più a ricordare nemmeno il volto di mia madre. Perso qui, nel ventre di questa pianura, pian piano dimentico tutto, e m'accorgo di non ricordare quasi nulla di quella che era una vita normale, fatta di sere al cinema e birre al bar, discutendo di carburatori e le gomme migliori per la mia Alfa GT Junior... e non ricordo nemmeno il gusto di un bacio, Nasten'ka, o dei tuoi occhi, del tuo sorriso. Ho paura, ho paura di averlo dimenticato per sempre, ed ho paura che non mi aiuterai a riscoprirlo. Non ne parlo con nessuno, e nessuno parla di nulla, qui. Si resta in silenzio, e nel silenzio delle parole non dette, continuo a tenere la posizione, qui in trincea. In attesa.

(*) da “Quello che importa è grattarmi sotto le ascelle”, di... vabbè, tanto non importa a nessuno!

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lunedì 11 maggio 2009

Dal sommario del prossimo Square Magazine...

Perchè non ha una spiegazione la passione: nasce così, senza troppe domande. Un po’ come la fede, come l’Amore, come la voglia di fermarsi a guardare i bimbi rincorrersi nel parco, disattivando la suoneria del proprio cellulare.

Passione che batte senza un perchè, affondando le radici in un continuo inno alla vita, che si rinnova in una continua sfida ad osare, ad andare "un po’ più in là" di quanto si possa realmente andare.

Perchè farebbe molto male accorgersi, una volta giunti al punto di non ritorno, di essere rimasti spaventosamente vicino al punto di partenza.

Non mi sono reinventato cattivo, ma solo depurato di ogni oscena ingenuità.

(Diego Jadranska)

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